Più Democrazia Venezia: nuovo sito


Ciao a tutti, con piacere informiamo che i comitati “Più Democrazia” della (ex) Provincia di Venezia si sono uniti insieme per formare un nuovo gruppo metropolitano: vi invitiamo a seguire il nuovo blog piudemocraziavenezia.wordpress.com/ che sarà il punto di riferimento per restare aggiornati su tutte le nostre iniziative!

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ASSEMBLEA PUBBLICA 14 GENNAIO 2014 MODIFICHE STATUTO ISTITUTI PARTECIPAZIONE


Il 14 Gennaio 2014 si è svolta la prima assemblea pubblica sul tema, modifica dello statuto comunale sugli strumenti di partecipazione popolare.
Nel video presentazione del sindaco Claudio Orazio, sulle modifiche apportate dalla giunta, e proposta comitato più democrazia, intervento di Bonollo Federico

Islanda passa al voto elettronico per elezioni e referendum dal 2014


imagesIn previsione di permettere a tutto il paese il voto on line nel 2014 , l’Islanda lancia un processo di eConsultation sicuro , accessibile e trasparente per i residenti di alcune città campione, che potranno così usare i referendum online. Di pochi giorni fa era la notizia che lo stesso percorso è iniziato anche in Canada, con altri 100 comuni pronti a partire entro il prossimo  anno.

La necessità di migliorare e modernizzare il processo elettorale in Islanda per garantire una maggiore partecipazione con la tecnologia del 21 ° secolo ha portato il Governo ad utilizzare una piattaforma per permettere il voto online, per adesso a scopo sperimentale.

Come parte di un’iniziativa strategica dell’Islanda per creare un processo elettorale più agile e partecipativo, l’ente preposto a gestirlo ha iniziato un programma di insegnamento e aggiornamento per cittadini ed istituzioni, al fine di agevolare il percorso verso l’e-Democracy nel paese. I primi progetti partiti nel 2013 comprenderanno i cittadini dei comuni selezionati che andranno al voto nel 2014 .

“Trasferirsi in una piattaforma tecnologica accessibile, trasparente e sicura farà dell’Islanda un punto di riferimento  mondiale per i moderni processi elettorali”

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La soluzione in corso di attuazione (PDF in inglese) da parte dell’Islanda comprenderà due referendum on-line iniziali; verranno forniti i più alti livelli di sicurezza oggi disponibili a garantire la privacy degli elettori , l’autenticazione forte degli elettori, l’integrità dei risultati dei referendum e la verificabilità degli elettori e dei controllori. Il tutto fornendo un sistema di voto user -friendly e accessibile per i cittadini .

Voto via internet per il Canada nel 2014


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I residenti di Quinte West (Canada) avranno un’altra opzione quando si tratterà di votare per le elezioni comunali nel 2014 che non obbligherà ad andare ai seggi elettorali fisicamente: il Consiglio Comunale ha approvato il voto via Internet, ed entro il prossimo anno in Canada più di 100 comuni useranno il voto elettronico: “Utilizzarlo soddisfa le esigenze dell’elettorato nel condurre un’elezione più comoda e accessibile , pur mantenendo il tradizionale voto cartaceo elettorale ”

Gli elettori saranno ancora in grado di guidare e camminare fino ai seggi elettorali per usare le solite schede cartacee, ma quanti seggi elettorali rimarranno nel 2014 resta da vedere; si pensa che la città ha la possibilità di ridurre il numero da 18 a 11. Il sistema costerà circa $ 30.000, ma i benefici si vedranno a lungo termine.

“Vogliamo un alto afflusso alle urne e la gente ha bisogno di essere facilitata in tutti i modi per poter esercitare il diritto di voto. Per quanto riguarda i seggi fisici, la gente oggi ha ancora bisogno di averli a disposizione, quindi i due sistemi si affiancheranno”.

Ecco come funzionerà il sistema: i residenti ricereranno a casa una carta di identificazione con relative istruzioni, andranno online per ricevere un numero di identificazione personale (PIN) che consentirà loro di votare 24 ore al giorno, tra  7 e 10 giorni giorni prima, compresi i giorni di voto, sia da casa che presso le postazioni sparse per la città.

Fonte

Referendum in Nuova Zelanda contro la privatizzazione vince…ma perde!


La maggioranza, in un referendum  in Nuova Zelanda, ha votato contro la cessione parziale di quattro beni statali, secondo i risultati preliminari.

I risultati rilasciati oggi mostrano che il 67,2 % degli intervistati non approva che il governo venda fino al 49 % in tre società elettriche e una quota del 20 % di Air New Zealand .

La Commissione elettorale ha calcolato che il 43,9 % degli aventi diritto ha partecipato al referendum non vincolante.

“Il risultato finale sarà dichiarato dopo la scadenza di Martedì 17 dicembre, quando arriveranno le ultime schede”, dice Robert Peden , Direttore elettorale Officer.

Tuttavia , il risultato di oggi arriva dopo che il governo ha già venduto partecipazioni in Mighty River Power, Meridian Energy e Air New Zealand, lasciando solo Genesis Energy fuori dall’operazione.

La vendita delle quote di minoranza ha raccolto quasi 4 miliardi dollari , mentre il governo spera di raccogliere tra i 700 milioni dollari e 1,1 miliardi dollari per Genesis Energy .

Il leader laburista David Cunliffe ha affermato che il risultato di stasera è ” veramente forte. I neozelandesi hanno parlato , nonostante il fatto che il governo abbia provato ogni trucco per non effettuare il referendum”.

“Il governo ora deve ascoltare e fermare la vendita di Genesis Energy “.

Il governo ha considerato il referendum, costato 9 milioni di dollari, come “uno spreco assoluto di denaro ” .

Il ministro delle Finanze Bill English ha detto che i risultati non sono stati sorpr

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endenti considerando i risultati dei recenti sondaggi pubblici, e che porterà in ogni caso  avanti il programma. “Il programma di vendita delle attività si concluderà con la vendita parziale della Genesi energia nella prima metà del 2014 , subordinatamente alle condizioni di mercato “.

Il referendum non vincolante era nato dopo che la petizione “Keep Our Assetts”, supportato dai Labour e dal Partito dei Verdi aveva raccolto più di 327.000 firme valide .

Il Co- leader del Partito Verde, dottor Russel Norman, sostiene che il governo ha fatto tutto il possibile per minare il referendum che è venuto fuori pochi giorni dopo la vendita di Air New Zealand .

” Il governo ha fatto tutto il possibile per boicottare il referendum . E’ stato indetto alla fine dell’anno  ed hanno attuato la vendita degli asset prima del referendum “

«Ma i neozelandesi si sono rivolti in massa per dire no”

Ai cittadini il referendum non vincolante ha posto la domanda : ” Sei favorevole che il governo metta in vendita fino al 49 % di Meridian Energy, Mighty River Power, Genesis Power, Solid Energy and Air New Zealand?”

Il primo ministro, d’altronde, ha precisato che a prescindere dal responso del referendum il governo andrà avanti con il suo programma di vendita di alcuni asset delle principali compagnie di stato. Già da qualche anno le società di energia elettrica Mighty River Power e Meridian Energy sono in parte state cedute a privati, mentre la messa sul mercato della Solid Energy, operativa invece nel settore dell’estrazione di materie prime, è al momento in stand by perché sommersa da una montagna di debiti.

I riflettori sono però tutti puntati sulla compagnia aerea di bandiera Air New Zeland. Rispetto alle società energetiche prima menzionate, è posseduta solo al 73% dallo Stato. A innescare le polemiche è stata la decisione da parte del governo di quotare in borsa gli asset della compagnia un giorno dopo aver annunciato il referendum. Dall’opposizione, il Green Party sostiene che la decisione di mettere sul mercato Air New Zealand dimostra che il governo ha già trovato un accordo con una cerchia di istituti finanziari che si spartiranno le sue quote, impedendo così una vera e propria asta a cui per norma avrebbero dovuto partecipare i migliori acquirenti.

Il Comune di Eraclea ha vietato l’uso dei referendum locali!


Dopo quasi 2 anni di petizioni, proposte, istanze e ricorsi al difensore civico, siamo riusciti ad avere finalmente la risposta definitiva del Comune di Eraclea alla nostra richiesta di redigere il regolamento attuativo sui referendum, che manca da 13 anni. Il Comune ha deciso di vietarne l’uso perchè “costano troppo”.

Nella figura qui di seguito potete vedere la risposta del Comune alla nostra istanza di accesso civico che, con protocollo N.0015640/2013, ci informa che “quanto al Referendum consultivo, si è nell’impossibilità di concretizzare la previsione statutaria causa i notevoli costi non sostenibili dal bilancio comunale.”!

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La nostra “battaglia per la democrazia” ad Eraclea è iniziata nel 2011, quando alcuni cittadini locali ci hanno chiesto aiuto, che abbiamo prontamente dato mettendo a disposizione le nostre conoscenze. In questo articolo sono riassunti a grandi linee tutte le tappe della vicenda, una storia lunga e tormentata fatta di raccolte firme, lunghi silenzi e numerosi ricorsi, quando la nostra semplice richiesta era di redigere il regolamento attuativo dei referendum, menzionato nel comma 6 dell’art. 74 dello Statuto per fissare “i requisiti di ammissibilità, i tempi, le condizioni di accoglimento e le modalità organizzative”, ma mai scritto; tutto questo, a nostro parere, obbligatorio dal 2000, in seguito all’approvazione dell’art.8 del TUEL ma, della cui mancanza negli ultimi 13 anni, nessuno dei politici si è accorto.

16225432-pollice-in-giu-icona Parliamo di  un Comune che fin dall’inizio ha deciso di boicottare questo strumento, decidendo di mettere il 40% di firme necessarie per poter richiedere un referendum, un numero materialmente impossibile da raggiungere, che pone Eraclea ai vertici italiani! Per la precisione, con i dati del 2011 servirebbero minimo 4197 firme, quando Talon è stato nominato sindaco con 3835 voti…senza dimenticare il Quorum al 50% da raggiungere nella successiva votazione!

Head in HandsLa notizia sopra fa quasi passare in secondo piano l’altra risposta, quella sulla mancanza del regolamento sulle istanze-petizioni-proposte che dovrebbe decidere i tempi di risposta alla richieste dei cittadini. Ancora oggi non esiste nessun obbligo per gli amministratori, in attesa di questi consigli di quartiere/frazione che si spera partiranno entro fine anno. Anche qui, senza il regolamento, nel 2012 abbiamo dovuto aspettare 9 mesi e fare 3 ricorsi al difensore civico per avere una risposta.

democrazia-italia_530X0_90Naturalmente, non finisce qui. Abbiamo già fatto denuncia al CIVIT per mancanza di legalità nella risposta (un pdf senza firma digitale e scannerizzato con link non cliccabili), abbiamo usato il potere sostitutivo nei confronti del dirigente per richiedere quanto richiesto, ed adesso faremo denuncia in tribunale con la richiesta di decadenza del Sindaco ai sensi dell’art. 70 del TUEL, che secondo la nostra interpretazione (di semplici cittadini che usano internet) avverrà in 60 giorni se non scriveranno il regolamento da noi richiesto.

nota: effettivamento il TUEL non obbliga il Comune a permettere i referendum ma solo che “possono” inserirli, ma se tu me li prevedi nello Statuto, pretendo che siano utilizzabili…se invece non vuoi, togli quell’articolo e diventi il primo comune in Italia senza referendum
Art. 74 dello Statuto di Eraclea: “L’amministrazione comunale riconosce il referendum come strumento incisivo di democrazia diretta e di partecipazione dei cittadni alla gestione pubblica“..sembra una presa in giro, ma c’è scritto proprio così!😉

Come si fa la democrazia diretta?


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Serata dedicata allo studio teorico e pratico della democrazia diretta.
Verranno portati i migliori esempi dal mondo dove i cittadini hanno avuto successo e verrà organizzata una prova pratica.

Se vi interessa la materia e volete sapere come portarla nel vostro comune, i nostri esperti sono a disposizione per aiutare a trovare le soluzioni migliori, attraverso gli stessi strumenti di partecipazione.
Ingresso gratuito, per chi lo possiede portare pc portatile con wifi, con eventuale connessione internet.

Presso auditorum comunale (di fronte alla Chiesa), via Roma, Ceggia (VE).
Qui l’evento Facebook.

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